mercoledì 26 aprile 2017

CI PENSI ? di Francesco Guglielmino

CI PENSI ?
*************
Ci pensi ? eramu ancora
scolari tutti e dui,
putevumu aviri 'nsemula
trent'anni o pocu chiù;
tu cu li vesti curti
lu fari cuntignusu,
iù sempri 'nta li nuvula
carusazzu scunchiusu.
Ddu jornu n'incuntrammu,
non sacciu comu fu,
iù cu li mè grammatichi
cu li tò libri tu.
Ti dissi ---e na ddu puntu
iù mi sintia la frevi
mentri ca tu di l'aria
cascata mi parevi ---
ti dissi :《 signurina,
stamu a la stissa via,
siddu non sugnu sproticu
ci fazzu compagnia ?》.
Tu addivintasti russa
chiù russa di lu focu,
ma risulenti e simplici,
forsi trimannu 'n pocu,
comu 'na madunnuzza
ca sì vidi appriata
mi rispunnisti: 《 grazii !
iù già sugnu arrivata....》.
Cussi strata facennu
ci fu qualchi parola,
sempri di così leciti,
di così di la scola;
ma iù stannuti accantu
cridia d'essiri Diu
e tu sapevi sèntiri
lu sintimenti miu.
Ma quannu troppu prestu
fummu a lu tò purtuni,
e chiù d'accumpagnariti
non àppi la scaciuni,
stringennuti la manu,
stringennutilla forti,
ti dissi: 《 oggi cu 'n principi
non canciu la me sorti ! 》.
Tu facisti di cursa
li scali di la casa
--- cunfusa avevi essiri
chiù assai ca pirsuasa ---
ed iù traballiannu
turnai pri li mè passi,
e la stratuzza scivula
mi parsi tutta massi.
Poi chi successi ? è chiaru
ca non successi nenti :
ciuri, capiddi, littri,
li così chiù 'nnuccenti,
così ca sarvu ancora
megghiu di li dinari,
e chiù di li reliquii
chiù assai li tengu cari.
Pri nui però la sorti
vutò comu 'na rota,
ma non pozzu scurdarimi
l'incontru di dda vota ;
e doppu tantu tempu
si passu pri dda via,
e pensu angustiannumi
ca tu non fusti mia,
dicu ca forsi... forsi
pri tia fu 'na furtuna,
ma iù mi sentu 'n tremulu
pri tutta la pirsuna.
Francesco Guglielmino (di Acicatena, CT)
da : Ciuri di strata

martedì 25 aprile 2017

NINNA NANNA di Rosario Rosto


Ecco una bellissima poesia pescata nel mare d'internet. . .

Un giorno ricorderò
la tua voce
Cantami ancora una volta
una dolce ninna nanna.
In silenzio l'ascoltero'
e ne farò poesia.
Danzerà il mio cuore
al suono della tua voce
e forse...
sulle sue dolci note
mi addormentero’.
Rosario Rosto

lunedì 24 aprile 2017

'U TURNISTA di Arturo Messina voce Armando Carruba

video


Il mai dimenticato prof. Arturo Messina ha dedicato, negli anni '60, una poesia in dialetto siciliano al turnista della zona industriale di Priolo.  

PALUMMI 'I MARI di Armando Carruba




PALUMMI 'I MARI
'Ntà 'stu munnu pazzu
vistutu sempri a festa
palummi 'i mari semu...
libbiri
'i vulari 'ntà celi
puliti e sunnari
dda' libertà
cche' i nostri patri
'nni desunu
pp''ssiri omini.
Armando Carruba
GABBIANI - In questo pazzo mondo/ vestito sempre a festa/ gabbiani siamo/ liberi/ di volare in cieli/ puliti e sognare/quella libertà/ che i nostri padri/ ci hanno dato/ per essere uomini.

SICILIANANDO - Armando Carruba -


L'azzaru ccu lu focu sciogghi e cula
ma l'amicizia vera mai sbracala

L'acciao con il fuoco fa la colata
ma la vera amicizia mai si scioglie.

domenica 23 aprile 2017

ULTIMO EDEN di Giovanni Torchevia

video

                                           Voce di Giovanni Torchevia

Biografia da www.casteldilucio.eu


Giovanni Torchevia, è nato a Castel di Lucio 27 luglio 1930, e ha vissuto e operato a Siracusa. Rimasto orfano di entrambi I genitori in tenerissima età, fu affidato alle cure della sorella maggiore, maestra elementare. Dai 10 ai 17 anni compì gli studi presso istituti di previdenza per gli orfani dei postelegrafonici, nelle sedi di Pisa, Pesaro e Roma, prediligendo gli studi classici e le materie umanistiche, studi che lo fecero appassionare alla poesia. Una crisi di sconforto e lo spirito di avventura, gli fecero intraprendere, a 17 anni, la carriera nella Marina Militare. Navigando in tutti i mari del mondo, per circa 15 anni ha avuto modo di arricchire il suo carattere e la propria personalità di preziose esperienze di vita e di rapporti umani, che gli hanno insegnato ad usare rispetto e amore per l'ambiente e la natura, i valori imprescindibili dell'amicizia, la comprensione e la tolleranza. Lasciata la carriera militare, dal 1968 si è stabilito a Siracusa, dove ha svolto le proprie funzioni presso un ufficio finanziario. Le sue prime poesie, in rima alternate, risalgono agli anni della sua giovinezza e delle sue lunghe navigazioni. Negli ultimi anni si è dedicato alla poesia moderna, facendosi apprezzare per la genuinità e la semplicità delle proprie creature che trattano, preferibilmente, l'amore, i problemi sociali, l'ecologia, e vengono facilmente recepite, per la loro immediatezza, anche dalla gente di umile estrazione. Per saggiare il giudizio della critica, ha partecipato a numerosi concorsi nazionali di poesia e narrativa riscuotendo lusinghieri consensi tra i quali, nel 1987, il "Premio del Presidente" nella rassegna "Trofeo Regioni d'Italia" indetto dal centro studi C. Capodieci di Roma, il premio internazionale "La Musa della Poesia 90" dell'Accademia Culturale ed Arte l. Rocca di Giarre e il premio internazionale "Andalusia-Malaga 91" Le sue poesie FAME, UN ANGELO IN ESILIO, AMORE è PARADISO e Marzo sono state inseritre nel II volume dell'antologia "La poesia nel cassetto", ediz. 1987 Poligrafica Romana, relatore On. Giulio Andreotti; Riflettere sulle cose di ogni giorno, sui minimi episodi che motivano la nostra esistenza, è compito esclusivo del poeta, umile osservatore e trascrittore della vita. Nel caso di Giovanni Torchevia, non si tratta di una moda imposta dalle circostanze, ma di un'esigenza personale che proviene dall'infanzia, da quando, girandosi attorno, si accorgeva che al tramonto il sole ha un colore che è diverso dal momento in cui sorge, che gli odori della primavera rendono più soave quell'aria che in altra stagione sa di smog e opprime l'animo più sensibile. E' sul costante riflettere su ciò che tanti definiscono a volte il "superficiale" che nasce la poesia di Torchevia, uomo dall'animo di bimbo, adulto già proiettato nella tematica d un futuro che si sposa con l'infinito, con l'eterno, con il sublime desiderio di toccare la grande Luce. di Dio. Creare versi è indispensabile, per lui, più dello stesso respirare. E chi lo conosce sa che quanto gli parla, non guarda i suoi occhi, ma gli scruta dentro, per conoscergli l'intimo e capire se è il caso di porgergli il cuore o lasciarlo educatamente parlare, ma senza quell'attenzione che crede di meritare. Giovanni Torchevia non è stato il solito poeta, ma soprattutto un puro. Ecco perchè la sua poesia riesce a dare una vera commozione e fa vibrare l'io: perchè ha saputo toccare quella preziosa molla nascosta dentro il più profondo dei nostri sentimenti che si chiama emozione.

CHI TI CUNTU E CHI TI DICU . . . . .

Amici carissimi, che cosa non vi debbo raccontare!!! Ieri sera c'era la partita FIORENTINA INTER alle 20,45 ed nella solitudine del mio studiolo già pregustavo lo spettacolo. Alle 16, non si sa mai avevo telefonato in PIZZERIA "servizio rapido e veloce invidia crepa!|" ma il cellulare era stutato, ci ho riprovato ogni mezz'ora, sinu a quannu alle 18.00 in punto senza levarci o metterci un minuto mi arrispunnunu!!! 


- Pronto, pronto volessi ordinare delle pizze!| ...
- Scuse e lei a st'ora le vuole ordinare? 
- Scusasse ho chiamato alle 16, 16 e mezza 17 etc e non mi avete rispunnuto!
- OK ordinasse
- 4 capricciose ca di capricci ne devono avere che mi devono scapricciare, patatine a tinchité, cola coca, pizzioli arancine... massimo mi raccomando alle 20 e mezza che alle 20 e quarantacinque c'è la partita!
- Senta signor 4 capricciose con capriccio, gliele posso fare avere alle 21,30
- Minchiocchete quannu finisce la partita che piacere c'è???
- E lei perchè telefonò a quest'ora?
- Va bene facciamo alle 19 m'accontento
- Nonsignora! al limite massimo, sulo perchè è lei (cu aaazzz u canusci?) facemo alle 21,15
- e va bene facisse lei  

E fu così, ca senza mangiari, accuminciò la partita! Tita cca' e tira dda' la Fiorentina segna na bedda bistecca fiorentina! 1 - 0 per i gigliati e palla 'o centro! Gli interisti di Pioli non stavano sui pioli e curri ddi cca' e curri ddi dda'... mancu iddi lo sapranno mai fanno un goal !!! tutti felici cuntenti si abbrazzano e manco mettono la palla al centro che fanno un altro goal ... e docu iettono voci gridando GOALS GOALS GOALS (perchè i goals sono due) quindi finisce il primo tempo con il risultato di Fiorentina 1 Inter  2.
Finisce il primo tempo con questo risultato e arrivano i PIZZE (ve l'avevate dimenticate eh? io no!) Mi è sembrato brutto per la famiglia prendere il cartone con la pizza patatine etc e andarmela a mangiare nello studiolo per assistere all'inizio del  secondo tempo, e m'assittai a tavola cunzata!
Quando ho finito di mangiari, col pensiero alla partita.... ritorno.... e che cosa vedono gli occhi miei??? il risultato parziale FIORENTINA 4 INTER 2 Minchiocchete in tempu nenti 3 goals??? BASTARDIIII ... Com'è finita la partita lo sapete 5 - 4 per la Fiorentina ed io sono rimasto impicato sprofondato nella poltrona. A stu puntu appare la faccia dell'allenatore dei viola... violaceo 'ntà faccia come se avesse perso lui la partita, diceva che aveva la febbre (ed invece pare che aveva avutu chiacchiri cca società) ma di Pioli nenti si vidi ca sa fici violi violi certu a faccia nun ci lu purtava.
Ma chisti nun sunu Moratti che oliova col petrolio... chisti Cinisi su e docu tanti acchitti e tanti buttuna... povera Inter mi sa mi sa ca quannu ci sunu i partiti dell'Inter mi fazzu quattru passi i caminata....

Ohu fridersenne !

giovedì 20 aprile 2017

GEOGRAFIA di Giuseppina Calabrò - voce Oreste Reale

video
Carissimi amici, ho estrapolato una traccia dal programma radiofonico siracusano "I nostri poeti" che andava in onda su Siracusa Sound, la seconda emittente nata in città che non prendeva tutto il raggio d'azione aretuseo, ma che aveva dei programmi validi e culturali.
Riascoltare oggi queste registrazioni, suscitano emozioni anche perchè si era inesperti. Nel corso di questa puntata, il mai dimenticato Oreste Reale, recitò alcune poesie di studenti di Scuola Media del Bosco Minniti partecipanti ad un concorso. Son trascorsi 41 anni .... Come passa il tempo!

mercoledì 19 aprile 2017

QUEL TRENINO DEI RICORDI di Mimmo Rinaldo



E' la volta di un altro grande attore dialettale siracusano mai dimenticato: MIMMO RINALDO che con il suo racconto ci farà rivivere quel trenino della SIRACUSA - RAGUSA - VIZZINI. 
La registrazione audio è del 1980 Mimmo Rinaldo ci ha lasciati nel 1982.

martedì 18 aprile 2017

SARAUSA di Neli Seguino

video

Altra poesia, questa volta in dialetto siracusano, di Neli Seguino. Si tratta di un pezzo di registrazione di un programma radiofonico del 1978 nel corso del quale Neli Seguino per circa due ore declamò molte poesie tra cui ER FATTACCIO di Giuliani, LA LIVELLA di Totò e anche il COMBATTIMENTO DI ORLANDO E RINALDO del Martoglio, nonchè le sue. Questo video artigianale vuol essere, da parte mia, un omaggio a chi con tanto amore ha dedicato la vita al teatro e alla poesia.  

LA FAVA ROMANESCA di Neli Seguino

video

                             Altra poesia di Neli Seguino, questa volta in dialetto romanesco.

lunedì 17 aprile 2017

CIUMI DI FOCU di Neli Seguino

video

Desidero presentare ai miei quattro lettori, Neli Seguino, un bravo attore siracusano scomparso una ventina d'anni fa. Il poeta scompare ... le sue poesie NO! Anche questa breve breve... suscita emozioni. Viveva a Roma e quando veniva in vacanza nella sua Siracusa era una festa e non si stancava mai, benchè ultra ottantenne, di recitare una appresso all'altra le sue poesie e di altri.
 Buon ascolto!

PASQUETTA SARAUSANA


Carissimi amici, buona Pasquetta a tutti! Eh sì nun è cchiù il tempo di una volta quando la Pasquetta si passava a Testa Re! pardon oggi Balza Akradina. E' desolante passarci con la macchina e vedere tutto vuoto ... deserto... Na vota cavalli, carretti e tutta Siracusa era lì alla balza akradina! partite di pallone, jucati 'e carti, i fimmineddi con gioco dei cerchietti... C'era sempre una fisarmocina una chitarra o si ballava al suono del moderno "mangiadischi". A mezzogiorno la balza akradina era un colpo d'occhio! Una tavola apparecchiata sull'erba con tante tovaglie multicolori e nel pomeriggio a muta muta una famiglia dopo l'altra rientrava a casa... W LA PASQUETTA

sabato 15 aprile 2017

Buona Pasqua


A tutti gli amici, lettori di questo modesto blog, i miei migliori auguri di Buona Pasqua!

                             Armando

SICILIANANDO - Armando Carruba -


Cu' nesci sicaretti ad una ad una,
è signu ca nun ni voli e mancu duna.

Chi estrae sigarette ad una ad una,
è segno che non offre e neanche accetta

venerdì 14 aprile 2017

VENERDI' SANTO - Canti della tradizione popolare di Milena -

video


Alcuni frammenti dei canti tradizionali di Milena (CL) per il venerdì Santo. 
Dicitore - Armando Carruba
sottofondo - I lamentatori giovani di Milena

giovedì 13 aprile 2017

'A VIA DULURUSA


Versi tratti da:

I CANTI DELLA TRADIZIONE POPOLARE DI MILENA 
di Arturo Petix

LA VIA DULURUSA
di Suor Teresa Fichera

dicitore: Armando Carruba

Sottofondo: Lamentatori giovani di Milena

mercoledì 12 aprile 2017

COLPO DI SOLE di Michele Colonna

video

COLPO DI SOLE

Comare mia
ieri che ragazza ho visto
affacciata al balcone di fronte.
Mi sono alzato prima del sole apposta
per andare a cogliere il meglio
dell'uva che ho nella vigna.
Comare mia,
datemi aiuto:
prendetevi questa cesta
e quest'altra portatela a lei.
Ahi nessuna mai
mi ha fatto tanto girare la testa.
Niente,
era il colpo di sole che presi
al mandorleto nel mese di Agosto.

Michele Colonna

MARIA PASSA - popolare -

video
MARIA PASSA

Maria passa di 'na strata nova
la porta di un firraru aperta era
- O caru mastru, chi faciti a st'ura
- Fazzu 'na lancia e tri puncenti chiova
- O caru mastru, nun li fati a st'ura
ca di nuovu ti pagu la maistrìa!
- O cara donna, nun lu puozzu fari
unni c'é Cristu ci mintinu a mia!
- O caru mastru, mi lu vo 'mparari
unni è l'amatu figliu di Maria
- O cara donna, si la vo truvari
lu stissu sangu ti 'nzigna la via!

popolare

MARIA PASSAVA

Maria passava da una strada nuova
la porta di un fabbro era aperta
- Oh maestro che fate a quest'ora?
- Faccio una lancia e tre chiodi pungenti
- Oh caro maestro non li fate a quest'ora
lo stesso vi pago il lavoro
- Oh cara donna non lo posso fare
dove c'è Cristu mettono me
- Oh caro maestro me lo dite
dov'è l'amato figlio di Maria
- Oj cara donna, se lo vuoi trovare
lo stesso sangue t'indicherà la via.

popolare  

DIDICATU A ME PATRI di Maria Agrippina Amantia

DIDICATA A ME PATRI
Era l'iniziu di l'anni cinquanta,
me patri da so vita nun si cuntenta.
Di canciari sorti sempri pensa,
di l'avvintura mancu s'inni scansa.
Sta terra di Sicilia duci e bedda
ca la travagghi ca carina e lu zappuni,
scippanu sempri spini, livannu balatuni,
nun ti duna mancu nun muccuni.
Me patri p'affruntari la so sorti,
era decisu finu alla morti.
Pinsava ca so terra nun ci dava nenti,
luntanu vulia iri a fari l'emigranti
Me nannu nun vulia ca lu figghiu s'inni iva
ca sarmi di terra assai ni pussidia
ma a me patruzzu lu zappuni c'iccò pisanti
l'abbrazzò a tutti e s'inni ivu cuntenti.
I larmi di me nanna e chiddi di me matri,
putevanu ijnchiri dda matina quattru cati,
me nannu, si nni stava dda e so lati
l'avissi pigghiatu a cauci e maniati
Me patri cu li sacchetti chini di spiranza,
a li sentimenti nun desi mpurtanza.
Co megghiu vistitu, chiddu gessatu,
acchianò supra lu trenu tuttu priatu.
Nun si girò mancu na vota a salutari,
la matri e la mugghieri c'avia lassari.
jiu nica, nica mbrazza a me mamma,
nenti capiva e nun ci dava mpurtanza.
U bellu vinni quannu a la fruntiera,
u ficiru scinniri e lu pigghiarru a sulu.
Ci ficiru l'esami di lu sangu e la dintera,
ci cuntarru puru li pila di lu culu.
Povuru patri mio, ma chi facisti?
Pinsavi tu, ca iennu dda luntanu,
di sordi t'inghivi sanu, sanu
e niscevanu di lu tascappanu.
Erutu figghiu unicu, facevi lu patruni,
e t'arridducisti a scavari carbuni.
Avevi la to casa, avevi a to famigghia,
a canciasti sulu, pi nun pugnu di canigghia.
Ti purtasti a me matri , lassasti ca a to figghia,
criscivu senza matri e senza a na famigghia.
Svinnisti li to terri, t'inni isti in continenti,
livasti puri li radichi e nun ristò cchiù nenti.
Muristi, patri miu, e mi facisti pena
pi tutta la to vita assicutasti dda vena.
La ranni eredità ca mi lassasti a mia,
assumigghiai a tia, sacciu scriviri puisia.
maria agrippina 

VIVA LA VITA di Maria Agrippina Amantia

video
E' la volta della super premiata poetessa Maria Agrippina Amantia. Ha appena postato una poesia e non ho potuto fare a meno di registrarla...

VIVA LA VITA

Ogni tanto riguardi il tuo libro vita
ci sono pagine scritte
di sofferenza,
altre di gioia, altre di pazienza.
Pagine che vorresti cancellare
errori grandi
che non avresti voluto fare.
Altre che pensavi fossero
oramai asciutte
invece ti accorgi, che l'inchiostro
é ancora fresco.
E rileggendo metti a nudo
la tua anima
scopri emozioni, risenti sofferenze
ma è solo un libro
non lasciarti ingannare
richiudilo in  fretta
non l'assaporare.
La vita va, come vuole andare
guarda al futuro
+ tutto da inventare!
Viva la vita e quel che ti può dare.

Maria Agrippina Amantia

martedì 11 aprile 2017

'U CINIMA - Armando Carruba -


L'immagine propone un classico western anni '50 con Gary Cooper in Mezzogiorno di fuoco, e Dio sa quante volte l'ho visto e rivisto; noi ragazzini entravamo al primo spettacolo e ce ne andavamo con l'ultimo, non ci teneva niente e nessuno nemmeno le botte che avremmo preso arrivati a casa!
Per noi ragazzini del Molo S. Antonio, la domenica iniziava con un bel bagno con il sapone di casa, poi indossato il vestito della domenica cioè l'abito più bello che si metteva la domenica, per le feste oppure qualche occasione particolare, a Messa da padre Bruno al Pantheon.
A mezzogiorno si mangiava tutto quello che la mamma metteva a tavola, perchè alle 15 la mamma doveva darci i soldi del cinema!
Benedette madri di quegli anni, anche se a volte andavamo nei cinematografi popolari dove con 75 lire si vedevano due film, non c'hanno fatto mancare la visione domenicale.
Con quei soldi in tasca ci riunivamo a gruppi e andavamo a piazza Archimede perchè erano lì le locandine di tutti i film di Siracusa compresi quelli della Borgata e generalmente finivamo con l'andare al cinema Lux (oggi sala Baranzini) in via Torres.
Entravamo al primo spettacolo e visto il film cercavamo di vendere il nostro posto occupato alle persone in piedi, e se si considera che ogni fidanzato oltre il proprio amore si portava la di lei mamma appresso ... eh?
Quello del cinema è stato un rito che avveniva domenica dopo domenica, e oggi quando vedo un vecchio film in TV non posso non ricordare quel periodo spensierato, lo sfottimento al ragazzo che vendeva gazzose e caramelle; vigliaccamente lo chiamavamo e quello poi non sapeva che pesci prendere ...
Erano dei veri momenti d'aggregazione dove le barriere sociali - per noi bambini - cadevano come saracini sotto i colpi dei paladini di Francia.

FUNNUCU NOVU




FUNNUCU NOVU
Lo so si chiama Marina di Melilli, ma per noi di quell'età è pur sempre Funnucu Novu, unni c'era 'u cannitu e un meraviglioso lido, dove la sabbia era bella e il mare sempre blu. Lassamu stari tutta la storia di Orlando e Rinaldo con i paladini di Francia e diamo merito al Comune di Priolo che questo posto è stato "cunzatu" come meglio non si poteva cunzare.
Ci sono stato stamattina a respirare aria di mare io e la mia cagnolina e anche per tastare il terreno... pardon la sabbia... per l'estate 

SICILIANANDO Armando Carruba


L'alligrizza di lu cori duna saluti
L'allegria del cuore da' salute

lunedì 10 aprile 2017

SCIOGLILINGUA SICILIANO - armando carruba -



A lu puzzu di me' ze' Mezzino dei Pazzi
c'era 'na pazza chi lavava pizzi e pezzi
vinni me' ze' Mezzino dei Pazzi
pigghia la pazza, le pezzi e li pizzi
e li jetta 'ntò puzzu di li pazzi

Al pozzo di mio zio Mezzino dei pazzi
c'era una pazza che lavava pizzi e pezze
venne mio zio Mezzino dei pazzi
prende la pazza, le pezze e i pizzi
e li butta nel pozzo dei pazzi

popolare

sabato 8 aprile 2017

'I COSI 'I DIU - prijera Ave Maria

video
AVE MARIA

Diu Vi sarbi oh Maria, china 'i razia e di duluri
e cu Vui lu Salvaturi ca crucifissu fu e murìu ppi mia!
Biniditta e chiancenti siti Vui e binidittu sempri sia lu fruttu
di lu Vostru Ventri, Gesù.
- Santa Maria, Matri di Diu crucifissu
priati ppi nuatri piccatura
libirati l'arma nostra di l'erruri -
Prigati lu Vostru Figghiu Redenturi
Oh vera matri d'amuri di virtù e di vita eterna
Amen

SICILIANANDO - Armando Carruba -


Cui tra li fatti d'àutru si tramisca
o cci appizza la vita o guai si vusca

Chi si intromette nei fatti altrui
o rischia la vita o si mette nei guai

venerdì 7 aprile 2017

CANTI D'AMORE POPOLARI DI MILENA CL raccolti da Arturo Petix lettore Armando Carruba

videoA
Affaccia a la finestra o luna sfera
quantu ti cantu la ma vita amara
facci di luna cuoddu di gulera
cielu ca la ma vita l'arripara.
Si tu si l'asta ia sugnu la bannera
si tu si santa ia sugnu la vara,
sta canzuna è pi tia donna sincera,
d'unu ca canta la so vita amara

Affaccia a la finestra, o rosa amata
- ca pi 'na rosa ci appizzu la vita! -
quannu ti viiu a la finestra amata,
bedda, mi tiri cu la calamita;
pi vidiri unni dùormi o si curcata
oh Dia! C'addivintassi taddarita!
Ca t'aiu amuri, o schetta o maritata
a pena d'appizzarici la vita!

Affaccia a la finestra o gran prisenza
ca di lu suli mi fa la simiglianza,
si china di virtuti e sapienza
nissunu ti po' mettiri mancanza.
Lu to' cori e lu mia...'un c'è diffirenza
vanu precisi comu 'na vilanza
ma quannu finirà sta diffidenza?
Quannu duormu cu tia, 'n unica stanza!

Affaccia a la finestra, o Cuncittina
ca quannu affacci tu, affaccia la luna!
Vùogliu ca rìesti sempri a mia vicina
sempri vicina di la ma pirsuna!
La to facciuzza, simpatica e fina
ca ie chiù bedda assai di la luna,
nun canciu pi antra amanyi, a Cuncittina
mancu siddu n'avissi a miliuna!

Affaccia a la finestra, amata Dia
adurnata di fronzi e di biddizzi
- O testa timiraria, o mentri ria
comu arrivari vua a tanti antizzi?
- Ia pi li to binigni e curtisia
ribbassari mi vuogliu a li to antizzi
e sugnu sposta a cuntintari a tia
ti dugnu l'uocchi, lu piettu e li trizzi

Affaccia bella, ca ti po affacciari
ca si lu pìernu di li setti sferi,
affaccia ca ti vuogliu 'ncatinari
'na spatulidda 'n miezzu a li penzeri;
Di fori Regnu ti vinni a truvari
cu li vilanzi d'oru e li piseri;
Fammi, ssi gioi to, bella pisari
ca sugnu l'arginteri, l'arginteri!

(Canto popolare di Milena CL raccolto da Arturo Petix) 



MUDDICHI D'AMURI di Armando Carruba

video

MUDDICHI D'AMURI

'Ntò scuru dda' notti
i pinzeri parranu d'amuri
muti muti.
'I nostri manu
afferrunu 'ntà l'aria
sonni annacati
cco' cori
jornu dopu jornu
e l'arma ridi.
'U ventu cogghi suspiri
e 'u mari ciciulìa
'a nostra storia.
Dumani é nautru jornu
amuri miu!
E 'a vita cuntinua
siminannu
muddichi d'amuri

Armando Carruba

MOLLICHE D'AMORE
Nel buio della notte/ i pensieri parlano d'amore/ zitti zitti./ Le nostre mani/ afferrano nell'aria/ sogni cullati/ col cuore/ giorno dopo giorno/ e l'anima ride./ Il vento raccoglie sospiri/ e il mare racconta sottovoce/ la nostra storia/ Domani é un altro giorno/ amore mio/ E la  vita continua/ seminando/ molliche d'amore.

I PICUREDDI Armando Carruba

I PICUREDDI
"I picureddi" sono dolci a base di pasta reale, a forma di agnello con una posa classica ovvero sdraiato su un fianco, sopra un prato verde disseminato di confettini multicolori, con una banderuola rossa simile a quella che nell’iconografia sacra è in mano a San Giovanni, infilzata sul dorso”. Queste forme ad agnello sono realizzate con la pasta reale detta anche Martorana, poiché furono le suore del Monastero della Martorana a tramandare l’arte di questi frutti di marzapane dalle forme e dai colori più disparati, lucidati con gomma arabica. La pasta reale altro non è che un composto realizzato con pasta di mandorle dolci, albume d’uovo e zucchero. Il nome deriva dall’arabo Mauthaban che originariamente indicava una moneta, poi un’unità di misura, quindi lo stesso contenitore del marzapane.

'I COSI 'I DIU

Carissimi amici, tra i miei libri, ne ho uno preziosissimo I CANTI DELLA TRADIZIONE POPOLARE DI MILENA raccolti da Arturo Petix.
video
Il Petix ha fatto un vero e proprio lavoro  certosino per consegnarci delle meravigliose testimonianze che altrimenti sarebbero andate perdute. Milena è un paese in provincia di Caltanissetta, il famoso "paese delle robbe". I canti, le preghiere e devozioni, sono volutamente riportate così come in originale, ne faccio una traduzione per i tanti amici che pur non masticando il nostro dialetto sono attratti dalle tradizioni siciliane.


ORAZIONE DI CHI ENTRA IN CHIESA


Ia trasu nni sta chiesa trunfanti
prima salutu a Dia e pua a li Santi;
arzu la mani dritta
pigliu l'acqua biniditta
mi la mintu nni lu visu
sacciu ca ié ghiri 'n padarisu!
Arzu l'ùocchi e viu luci
viu a Gesù misu 'n cruci
ancora dda lu viu ristari
pi li setti piccati murtali!

Ia trasu nni sta chiesa, o mia Signuri
unni aspittati a mia cu tantu amuri;
trasu cuntenti e li piedi Vi vasu
pirdunatimi o Dia si V'aiu offisu!
Grapiti pettu mia, grapiti cori
lassa passari a Dia ca voli antrari
Iddu ti porta ricchizzi e trisori
è mìedicu ca l'arma fa sanari!


(popolare MILENA CL)

ORAZIONE DI CHI ENTRA IN CHIESA 

Io entro in questa chiesa felice/ prima saluto Dio e poi i Santi/ alzo la mano destra/ prendo l'acqua benedetta/ me la metto sul viso/ so che andrò in paradiso/ Alzo gli occhi e vedo la luce/ vedo Gesù messo in croce/ ancora là lo vedo rimanere/ per i sette peccati mortali/ Io entro in questa chiesa o mio Signore/ dove aspettate a me con tanto amore/ entro contento e vi bacio i piedi/ perdonatemi oh Dio se v'ho offeso/ Con l'acqua della fonte/ mi bagno la fronte/ perdonatemi oh Dio se v'ho offeso/ Apriti petto mio/ apriti cuore/ lascia passare a Dio che vuole entrare/ Egli ti porta ricchezze e tesori/ è medico che l'anima fa guarire.

SICILIANANDO - Armando Carruba -


SICILIANANDO

A ccu' t'offenni e t'addimanna scusa
dacci pirdunu e cancella l'offisa

A chi t'offende e ti chiede scusa,
perdonalo e cancella l'offesa.

giovedì 6 aprile 2017

LAVUREDDI DDO' SIGNURI di Armando Carruba



'U LAVUREDDU DDO' SIGNURI

Dopu Cannaluvari, si siminavunu 'ntà piattu cummigghiatu 'i cuttuni vagnatu, cocci 'i frumentu e ciciri. chiamatu 'u lavureddu.
Ppi fallu crisciri, ogni tantu si vagnava.
Vineva cummigghiatu ccu 'na pignata e misu sutta 'u lettu, pirchè criscissi 'o scuru (a vuliri diri ca dopu 'a morti c'è 'a vita).
Dopo ca erunu junti a 'na certa altizza e i fili sunu tutti beddi virdi, si cunzanu ccu ciuri e nastri russi, poi si pottunu a' Chiesa 'u jovi santu ppi fari bedda cumparsa 'u Santu Sepulcru.

I LAVORETTI DEL SIGNORE

Dopo carnevale, si seminavano in un piatto coperto di cotone idrofilo bagnato dei chicchi di frumento e ceci chiamato 'u lavureddu.
Per farlo germogliare ogni tanto si bagnava.
Viene coperto con una pentola e messo sotto il letto perchè deve crescere al buio (stando a significare che dopo la morte c'è la vita).

Dopo che ha raggiunto una certa altezza e i fili sono belli verdi, si orna con fiori e con nastri rossi, poi si porta in Chiesa il Giovedì Santo per abbellire il Santo Sepolcro.

SICILIANANDO - Armando Carruba -

SICILIANANDO
Nuddu è indispensabili a stu munnu
o rittu o stortu girìa tuttu l'annu
Nessuno è indispensabile in questo mondo
o dritto o storto gira tutto l'anno

mercoledì 5 aprile 2017

PUPI CULL'OVA - Armando Carruba -

PUPI CULL'OVA
In Sicilia, i dolci pasquali divenuti ormai in molti comuni delle vere e proprie opere d’arte della pasticceria tradizionale nascono quali ‘pani speciali’ diversi da quelli di consumo quotidiano. Al simbolismo originario della Pasqua come rito di rinascita della natura si riconnettono i dolci che contengono ad esempio l’uovo, elemento centrale che con l’avvento del cristianesimo ha assunto in sé il significato simbolico della resurrezione e della speranza, e che campeggia in molte preparazioni pasquali e non solo siciliane. La nascita di questa tradizione va ricercata nelle origini della stessa Pasqua, che si celebrava tra il 14 e il 15 del mese di “nissan”, che corrispondeva all’equinozio di primavera nel calendario ebraico, rappresentando nello stesso tempo anche il principio dell’anno. Poi, come stabilì il Concilio di Nicea, la Pasqua cristiana venne regolata in modo che cadesse la domenica dopo il plenilunio di primavera, ma ciò fece sì che la Pasqua non coincidesse più con l’inizio dell’anno. Rimasero però i riti dell’inizio dell’anno tra i quali i pani con le uova.
I pupi cull’ova sono dei particolari pani o paste dolci di diversa grandezza e con forme di bambola, di pupattola, di prete, di mostro o altro, sopra ed entro le quali forme vengono racchiuse delle uova sode. Generalmente vengono preparate nel periodo pasquale e sono diffusi in tutta la in Sicilia.
Le origini risalgono al periodo in cui non erano ancora largamente commercializzate e diffuse le uova di cioccolato. Assumono nomi diversi a seconda della località in cui sono preparati, (“campanaru” o “cannatuni” a Trapani, “pupu ccù l’ovu” a Palermo, “cannileri”nel nisseno, “panaredda” ad Agrigento e e Siracusa, “cuddura cull’ovu” a Catania, “palummedda” nella parte sud occidentale dell’isola) e diverse forme (panierini, di colombe, di cavallucci, di cuori). e sono anche l’esempio di come l’evolversi dei pani pasquali in dolci abbia comportato una sempre più massiccia utilizzazione di ingredienti estranei alla panificazione tradizionale: all’olio è subentrata la sugna e al lievito l’ammoniaca.

SICILIANANDO - Armando Carruba -



Siddu é niuru a marina, pigghia u saccu, e va macina; siddu é niuru a muntagna, pigghiti a zappa, e va' guadagna

Se il tempo è scuro dalla parte di mare, prendi il sacco, e va' a macinare (mettiti al coperto); se il tempo è scuro dalla parte del monte, prendi la zappa, e va' a lavorare.

PALME, PANI E CASSATEDDI 'I PASQUA - armando carruba -

PALME, PANI E CASSATEDDI 'I PASQUA

Per preservare la serenità coniugale e la discendenza della famiglia, le palme benedette la Domenica che precede la Pasqua, vengono poste a capizzu cioè sulla sponda del letto matrimoniale o attaccate vicino a naca dde' picciriddi e ciò grazie alle proprietà quasi taumaturgiche ad esse attribuite dalle tradizioni popolari.
Le palme hanno assunto numerosi significati simbolici. Nei rapporti sociali, ad esempio, offrire una palma serviva a consolidare vincoli di vicinato, ad esprimere gesti di solidarietà, desiderio di riappacificazione e persino... dichiarazioni amorose! A pamma dda' zita (la palma della fidanzata) era infatti il dono che il pretendente era solito inviare alla ragazza che desiderava... impalmare!
Al di là dei suoi significati simbolici, la palma rappresenta ancora oggi un raffinato prodotto dell'arte dell'intreccio.
Le palme utilizzate durante la liturgia pasquale sono accuratamente preparate dai pammari.
La preparazione e 'a vinnita dde' pammi 'ntrizzati, è ancora appannaggio dei braccianti, contadini e cestai.
L'espressione farisi 'i pammi indicava generalmente, il diritto alla raccolta che il proprietario del palmento concedeva in cambio dell'operazione di rimunna (potatura) delle foglie secche.
Ppi tirari 'i pammi bisogna munirsi di lunghe scale e di tutti gli attrezzi che servivano ppi spartiri 'i sbitti, cioè aprire le foglie a ventaglio e privarle dei filamenti secchi.
Nell'eseguire queste operazioni, ogni parmaru sa che è la palma che comanda ... ovvero sono la misura e la consistenza fogliare che suggeriscono il modo di utilizzare la palma stessa.
Travagghiari na pamma a specchiu significa rispettare una simmetria secondo la quale ogni figura sul lato sinistro del ramo va riprodotta uguale sul lato destro.
I tipi d'intreccio sono vari: 'a trizza a pettu d'oca, 'u vureddu 'i lupu etc.
Così intrecciate le palme, in molti paesi della Sicilia, fanno ancora bella mostra di sé tra le mani di gigantesche statue di cartapesta quali i Sampauluna di
S. Cataldo in prov. Caltanissetta che, la DOmenica di Pasqua, assistono all'incontro tra Cristo e la Madonna nella piazza del paese.
Ritroviamo inoltre le palme sugli altari votivi insieme ai pani e altri dolci tradizionali.
A proposito di dolci pasquali non dimentichiamoci le gustosissime e famose cassatelle conosciutissime quelle di Ferla prov. Siracusa e del detto: Cu n'appi n'appi 'i cassateddi 'i Pasqua! che ricorda l'usanza di distribuire a tutti, nel giorno di Pasqua, questi tradizionali dolci che andavano a ruba!

5 APRILE - San Vincenzo Firreri -

SAN VINCENZU FIRRERI

San Vincenzu binidittu
aiutati stu cori afflittu.
Cu l'occhi mi taliati
chi manu mi ghiamati
ca bucchuzza mi riditi
San Vincenzu binidiciti.
San Vincenzu, livatimi u pani
e lassatimi u sintimentu.

(popolare)

USANZI 'I 'NA VOTA - I PALMI - armando carruba


















USANZI 'I 'NA VOTA

'I pampini di palma travagghiate e i ramitti d'alivu binidiciuti 'a Duminica della Palmi si mittevunu a capizzu dde' letti ppi dumannari 'a prutezioni divina e teniri luntani i spiriti maligni. Palmi e ramitti d'alivu binidiciuti s'attaccavunu 'ntà 'n anculu o 'n mezzu 'e campi di granu, di favi o autru ppi dumannari e spirari 'nu raccoltu abbunnanti.
'I picciotte schette, dopu a missa s'allistevunu a mettiri 'ntà braci addumata a pampina cchiù bedda dda' pampina cco' zitu c'aveva rialatu, dicennu ppi tri voti: "Palma biniditta ca veni na vota all'annu, dimmi si mi maritu all'annu!" 'A pampina si bruciava regularmenti, vuleva diri 'i no. Se, inveci, scuppittava e satava 'a risposta era sì!
Accussì prijavunu l'antichi
O cran Matri rà Nunziata,
siti bedda e siti amata
e cu' viri 'u vuostru visu
va sicuru 'n pararisu.
O cran 
Matri rà Nunziata,
vui siti la mia abbucata.
Cuant'è beddu lu vuostru visu,
si muoru, purtàtimi 'n pararisu.